Del tempo era passato e io non prendevo più ripetizioni dall’anziano professore.
Di certo ricordavo ancora quella ragazza¹, anche se, mano a mano la sua immagine cominciava a risultare un po’ sbiadita nei contorni.
Un altro aspetto che ha caratterizzato buona parte del mio periodo giovanile era la “santa messa domenicale”(il rullo di tamburi aggiungetelo voi).
Sveglia puntata alle 6:30 del mattino per arrivare in orario, cosa che comunque si realizzava per puro “miracolo”(ora la smetto, promesso).
Giungiamo all’edificio, una chiesa molto antica situata in collina, immersa nella natura, che faceva apparire il fragore cittadino come qualcosa di lontano e scollegato.
Entro al seguito dei miei genitori, trovando posto solitamente in una posizione intermedia, né troppo avanti, né in fondo alla navata.
Da giovane qual ero, non mi preoccupavo molto di seguire la funzione liturgica, piuttosto mi guardavo intorno, alla ricerca di questo o quel particolare che destasse il mio interesse(e che non mi facesse addormentare)
È il momento della fila per la comunione, si parte con il solito rituale: un passo e una pausa, così fino all’altare.
Sono ad un soffio dall’uomo in tonaca, mi volto distrattamente verso sinistra e… di nuovo lei!
Si accorge che la guardo, così scambiamo un cenno di saluto, appena abbozzato, di quelli che si fanno con il capo, sembra felice di rivedermi.
A quel cenno ne seguirono molti altri, in occasioni successive, nello stesso luogo, accompagnati spesso da un sorriso d’intesa.
- [ il male con cui convivevo², nel frattempo, era sempre presente a rovinare anche quell’esperienza ] -
Potrà sembrare ingenuo o forse addirittura puerile, ma quello sguardo e quel sorriso infondevano in me una forma estrema di beatitudine, tanto che, coltivai il desiderio di andare lì per incontrare lei, piuttosto che Dio.
Non riuscii mai ad andare oltre quel gioco di sguardi, forte anche della presenza “adesiva” dei suoi genitori.
Vi furono delle volte in cui cercò di creare delle occasioni per ritrovarci da soli, almeno così sembrava, ma fui troppo timido per sfruttarle(e comunque sarei stato scorbutico e insopportabile per come stavo).
La mia paura più grande era di farle involontariamente del male, dato che in quel periodo vivevo un forte stato depressivo che mi provocava degli scatti di rabbia immotivata; non mi sarei mai perdonato una cosa del genere.
Non so se quel suo modo di guardarmi fosse solo una forma di educazione o qualcosa di più, data la mia inesperienza in fatto di relazioni, potrei benissimo aver fantasticato, ma anche fosse era estremamente piacevole per me(per lei forse meno, si sarà sentita presa in giro e mi dispiace se le ho trasmesso questo).
La cosa particolarmente strana fu il fatto che io fossi completamente rapito dai suoi occhi… i particolari della sua figura mi apparivano come un’immagine offuscata , ad eccezione di quelli del viso.
L’esatto opposto di quello che accadeva ai miei coetanei, che osservavano attentamente le parti anatomiche delle ragazze e spesso neanche sapevano che faccia avessero.
Era la sua anima che io desideravo conoscere, avrei voluto guardarci dentro e scoprire come fosse veramente, al di là del corpo che la conteneva.
Ripensandoci ora, a mente fredda, potrei ricondurre quella mia romantica infatuazione alla tipologia vissuta dagli stilnovisti, il mito della donna angelo, creatura ultraterrena che non è semplicemente gioia per gli occhi, ma reale fonte di perfezionamento e di connessione con dio; mito che io ai tempi, non conoscevo(stilnovista a mia insaputa).
Dopo qualche anno smettemmo di recarci lì e non non la rividi più.
Ogni volta che mi tornano in mente quegli anni, l’emozione forte che avevo nel vederla si ripete come se accadesse nel presente, almeno fino a che la nostalgia non cala e ritorno in me, rendendomi conto che è passato tanto tempo e che lei sarà cambiata, avrà vissuto esperienze, intessuto relazioni... la sua voce, il suo aspetto e i suoi modi potrebbero essere completamente diversi da come la ricordo.
Esistono avvenimenti che ci segnano nel profondo, che spesso si muovono come navi alla deriva, nel labirinto della mente, ma che di tanto in tanto, per puro caso ci raggiungono, nel presente.
--- Riferimenti
1. Storie di una vita mai vissuta: Inaspettato (stesso autore)
2. Storie di una vita mai vissuta: Convivenza forzata (stesso autore)